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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

Spiritualitą

VEDERE L'INVISIBILE

La spiritualità carmelitana la si comprende dall'essenzialità della nostra Regola: poche pagine donate dal Patriarca Alberto, per definire il nostro carisma come quello di vivere in "Ossequio di Gesù Cristo", meditando la Parola di Dio giorno e notte, praticando assiduamente la preghiera, specialmente con la celebrazione delle Ore e della Eucaristia, vivendo una vita di mortificazione e lavoro. Vigilare in preghiera con Cristo è il nostro principale Apostolato e lungo i secoli, anche quando i Carmelitani sono costretti a migrare dalla Terra Santa in Europa, assumendo la caratteristica di mendicanti, mai hanno dimenticato la fonte primordiale, la piccola comunità eremitica che sul Monte Carmelo si sentiva chiamata all'orazione e alla contemplazione, nella solitudine e nel silenzio.

Grandi modelli ispiratori Elia, l'uomo che vive alla presenza di Dio, che sul Monte Oreb fa esperienza del Dio Vivente e Maria, Madre e Decoro del Carmelo, la Virgo Purissima che nell'integrità del suo cuore medita la Parola. Elia e Maria diventano per i Carmelitani l'archetipo dell'uomo di preghiera che si lascia coinvolgere in questo meraviglioso itinerario di trasformazione in Dio, cammino di purificazione interiore dal proprio peccato, in un dialogo con Dio dal quale ci sentiamo amati, alle vette del mistico Carmelo che è Cristo stesso, nell'unione sponsale con Lui.


LA SPIRITUALITÀ ATTRAVERSO LA REGOLA

1. Sequela Christi

" Vivere nell'ossequio di Gesù Cristo e servire Lui fedelmente con cuore puro e totale dedizione"
Prologo


La nostra spiritualità è fortemente Cristocentrica, ce lo ricorda la Regola quando parla di vivere in ossequio di Gesù Cristo, cioè nella consapevolezza della sua signoria su di noi, della nostra appartenenza totale a Lui. Se Maria è la bellezza del Carmelo, Cristo è la vetta del Monte, il nostro traguardo, il nostro fine, l'obiettivo della nostra esistenza.





2. Preghiera


" Rimanga ognuno nella propria cella, meditando giorno e notte la legge del Signore e vigilando nella preghiera"
n°7


La vita carmelitana è per vocazione e missione vita di preghiera e unione con Dio; l'orazione non è altro che un rapporto d'amicizia amorosa e profonda con Dio, itinerario di trasformazione, attraverso a meditazione costante della sua Parola. Ma come si può meditare giorno e notte? La Regola ci invita ad assumere l'atteggiamento di chi vive sempre alla presenza di Dio; la preghiera continua è risvegliare continuamente il ricordo di Dio, è consapevolezza di avere in noi l'Ospite Divino che ininterrottamente vive nel nostro intimo. Così il momento della meditazione della Parola, diviene l'input per un percorso formativo che continua durante tutta la giornata ed anche la notte. Questa preghiera continua diviene adorazione perenne di Dio Trinità presente nel nostro cuore.


3. Purificazione - lotta

" Con tutta diligenza adoperatevi per rivestirvi dell'armatura di Dio così che il diavolo vi trovi costantemente occupati "
n° 14


Per raggiungere l'unione con Dio, la Carmelitana è chiamata ad un cammino di ascesi, di lotta contro il proprio uomo vecchio, che disgrega il nostro cuore, costringendolo ad adorare gli idoli mondani. La Regola richiama ad avere un cuore puro per servire fedelmente il Signore. La " purìtas cordis " è un elemento caro alla tradizione carmelitana, ma che affonda le sue radici nella spiritualità dei padri del deserto: il cuore puro è un cuore unificato e diretto a Dio solo, nulla anteponendo al suo amore. Per raggiungere questa maturità di cuore, la carmelitana deve vivere nel continuo dinamismo di una lotta contro le proprie passioni, con le armi dello Spirito ricordate da S. Paolo agli Efesini ( Ef 6,10-20)


4. Lavoro

" Dovete fare qualche lavoro così che il diavolo vi trovi costantemente occupati"
n°15

Il lavoro manuale non è estraneo alla vita contemplativa, anzi è un perfetto alleato cha aiuta a non cadere nella pigrizia spirituale, ridestando il cuore dai pensieri malvagi e facendoci uscire dal nostro egoismo. La Regola esorta non solo a lavorare, ma a dare un senso e una dignità al lavoro come crescita personale e comunitaria; questa via è " santa e buona" da percorrere come itinerario di uno stile di vita di santità che riscatta il lavoro dalla ricerca esclusiva del profitto e che lo indirizza verso la partecipazione alla divinità creatrice di Dio.

 
       
                                           


5. Silenzio

" Ciascuno vegli sulla sua condotta e cerchi attentamente e prudentemente di mantenere il silenzio che favorisce la giustizia"
n° 16


Silenzio non penitenziale, ma contemplativo: ascoltare Dio, attendere che Lui parli; quindi silenzio è fare spazio ad una Voce. Ma oltre ad avere una dimensione verticale, il silenzio nel Carmelo ha una dimensione orizzontale, cioè nel rapporto con le sorelle, perché questo silenzio favorisce la giustizia; questo significa saper ascoltare l'altro, per dargli lo spazio dovuto